L’ultima missione delle elementari: salvare il corsivo.

I ragazzi prediligono lo stampatello. Ma l’apprendimento ne risente. Così ora è nato il progetto “nessun giorno senza una linea”.

lavagna(Valentina Farinaccio sul Venerdì di Repubblica, 9 gennaio 2015)

Una nota dell’agenzia di stampa Ansa di qualche giorno fa lo ha ribadito tristemente: il corsivo sta scomparendo. I ragazzi, quando si degnano di lasciare la tastiera di tablet, pc e smartphone per usare la penna, scrivono sempre più in stampatello. Una scelta stilistica, in apparenza, che cela invece molto altro. E se il Ministero della Pubblica Istruzione, interpellato dal Venerdì sulla faccenda, ci dice che non ha nulla da dichiarare, neppure un parere, basta domandare a una docente e sociologa, Rosa Musto, per scoprire il reale peso di questa nuova tendenza sulla formazione delle future generazioni: ” Mi sono accorta, facendo per anni il presidente di commissione agli esami di Stato, che quasi tutti gli studenti oltre a usare la “x” al posto del “per”, come se fosse normale, sceglievano lo stampatello. Ho deciso di approfondire la questione e mi si è aperto un mondo”. Musto si è imbattuta in una strana corrispondenza tra la scomparsa del corsivo e l’aumento costante, anno per anno, dei casi di studenti con disturbi dell’apprendimento. Il nesso starebbe nel fatto che se la manualità è rassicurante e, soprattutto, sviluppa le fondamentali aree emozionali del cervello, l’intuito e la creatività, la scomparsa di essa (e il fatto si aggrava specie quando manca nei bambini da zero a sei anni) sta facendo danni irreparabili. A trasferire il tutto dal piano teorico a quello pratico ci ha pensato il progetto pilota Nulla dies sine linea (nessun giorno senza una linea), condotto da due scuole elementari romane su 368 alunni, ovvero 368 figli naturali della tecnologia e dei motori di ricerca. Affidato loro il compito di scrivere ogni giorno, per 4 mesi, una breve frase in corsivo, si è constatato che ciascun bambino ha migliorato, nel tempo del progetto, scrittura, sintassi, capacità di usare termini precisi e memoria. Prosegue Rosa Musto: “Questa ricerca conferma l’importanza del gesto. Lo stampatello è meglio dei tasti del computer, certo, ma il fatto preoccupante è che i ragazzi lo prediligono perchè è più semplice, al contrario del corsivo che prevede uno svilupoo neurologico avanzato, senza il quale non si possono mettere in relazione pensiero ed azione. Cosa vuol dire? Che i nostri figli perdono la capacità, cioè, di individuare un problema e saperlo risolvere”. Tutt’altro una questione stilistica.

(Ricordiamo che non tutti gli articoli pubblicati su questo blog appaiono per affinità o adesione totale allo scrivente -o agli scriventi-, ma l’articolo compare se offre un motivo e un’occasione di pensiero autonomo o condiviso tra genitori).

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